Fly

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Sunday, 12 November 2017

Domenica

Un risveglio lento, come ogni domenica dovrebbe meritare.
I pensieri che iniziano a prendere forma, ancor prima del profumo del caffè.
La luce che inizia a far parte della giornata.
Il cellulare sul comodino, con il buongiorno della mia famiglia, racchiuso in quel gruppo whatsup che unisce, come un filo magico, Italia, Inghilterra e Giappone.
Una giornata di sole, anche se l’aria fuori è pungente, ma è la sensazione che provo correndo per i canali che mi spinge ad andare, perché lì tra anatre, barche e altri runners, sono in fondo sola soletta con le mie cuffie e i miei pensieri.
A lui che è tornato dal Messico e non ci siamo ancora visti.
Antonio che decide di trasferirsi in Marocco perché qui non è felice.
Rekha che da New York mi comunica, di essere bloccata su Park avenue per via di un pacco sospetto.
Mio fratello che diventerà papà di un bebè calabro-nipponico.
Penso ai prossimi viaggi, da quello in Italia a capodanno, a tutti quelli che vorrei fare per amore del tango.
Al discorso con Stephanie su cosa sia la “connection” in tango, e sulla possibilità che tra gli inglesi è forse più difficile trovarla.
Rallento il passo, riprendo il respiro, e sento che i battiti del cuore diventano più regolari.

E mi viene in mente Massimo, come in ogni momento, in cui tutto ciò che vorrei, è stabilità ...e il mare di fronte da poter ammirare.

Tuesday, 5 September 2017

Buenos Aires

The man who knows the infinity, il film che guardavo in aereo mentre volavo verso l’Argentina.
Le mezzelune e il caffè con leche la mattina a colazione.
Il mondiale di tango e il cuore che mi scoppiava dall’emozione solo per il fatto di essere lì.
La mia prima tanda argentina con Ernesto.
Christian, Melissa e il loro bed & breakfast.  
La mia amica Analia che non vedevo da 8 anni.
Il mercato di San Telmo e la mia capacità di trovare, tra tutte quelle cianfrusaglie, un regalino bellissimo per mio nipote.
Jesus, l’ottantenne conosciuto ad un concerto e la storia di Bianca, la sua fidanzata italiana.
I miei acquisti forse un po’ scontati, ma non potevo tornare senza un paio di scarpe per il tango.
I taxi che mi riportavano a dormire all’alba, mai stanca e sempre felice.
Le lusinghe degli uomini dai 27 ai 77 anni, come prova lampante che le capacità seduttive dei sudamericani non sono chiacchiere.
Le note di “Mariposita”, che ormai ascolto quasi ininterrottamente dal mio primo giorno a Buenos Aires.
Matias, l’abbraccio più intenso.
Javier Rodríguez, tango celebrity, seduto a fianco a me nel volo di ritorno, così che ho potuto continuare a parlare di musica e di milonghe, dell’Argentina e dell’Italia, di scarpe e di bistecche, di amori che si scelgono e di amori che capitano.
E a me questo è sicuramente capitato. 


Per Julia: Gauguin "Femme a la mer"  MNBA