Fly

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Saturday, 23 July 2016

19 luglio

I compleanni passano ed io mi ritrovo a fare bilanci.
Inconsapevolmente, perché in realtà a fare i conti non sono mai stata brava, tant’ è che a scuola tra risolvere equazioni e leggere Dante, ho sempre preferito perdermi nei gironi dell’inferno.
In ogni caso, molto di quello che desideravo è esattamente ciò che ho. E il resto, ormai sono certa che arriverà. Per cui non posso che essere grata alla vita.
Poi questo compleanno è stato un po’ la ciliegina sulla torta, intanto mi ha portato in Italia per una settimana e di regali me ne ha fatto diversi.
Mi ha regalato un po’ di mare, quello di Rimini, che anche se non è la mia Calabria, ha pur sempre un litorale con una spiaggia lunga lunga, dove passeggiare e respirare a pieni polmoni la salsedine e la mia libertà.
L’ incontro con Antonio, un ferroviere siciliano, che per tutto il tragitto Bologna Rimini mi ha parlato dei sui 3 figli e le sue parole trasudavamo amore. Che poi è il sentimento che muove il mondo, e da che ho memoria, muove e smuove me.
Le danze di mio nipote, che chiede di ascoltare musica appena sveglio e va avanti con balletti e saltelli tutto il giorno, poi quando si stanca continua a tenere il ritmo con la manina come un piccolo direttore d’ orchestra.
L’ energia di mia madre che nonostante l’età che avanza e la stanchezza che incombe impietosa, tira fuori talmente tanta forza che se ne avessi assorbito solo la metà, sono sicura che non dovrei temere nulla nella vita.
E infine il regalo più inaspettato, il fascino di Bologna, in una giornata di caldo torrido ed una passeggiata tra le strade del centro, con le farfalle nello stomaco, la sua mano nella mia ed i miei occhi nei suoi … e la speranza che i battiti del mio cuore non facessero troppo rumore.



Sunday, 10 July 2016

Sapori

Ho scoperto un posto che sa di casa, per caso, passeggiando con Martha, la mia amica messicana. Lo abbiamo scoperto guardando il bancone dei gelati, dalla vetrina. Gelati artigianali come si fanno da noi. Ed oggi ci sono ritornata, perché questo posticino vende tutti i prodotti del mio sud, inclusa la burrata e il pane d’Altamura, il Cannonau ed anche il caffè Mauro e non c’è niente di meglio che pranzare con i sapori che ti riportano la tua terra sotto i piedi ed il tuo mare davanti agli occhi …perché da noi stare a tavola è una cosa seria. Non esistono i pasti frugali, infatti anche quelli più semplici, sono bagnati da vino buono e riempiti di chiacchiere che fanno la differenza. E se poi la famiglia è numerosa sono proprio quelle che ti fanno stare lì seduta per ore, tra un caffè, un dolcetto di pasta di mandorla ed un’ammazza caffè.

E a volte, la nostalgia di casa ti si presenta vestita di quei profumi che venivano fuori solo dalla cucina di mamma e quando sei lontana arrivano momenti in cui mangiare certe cose è una forma di sopravvivenza per il cuore, più che per il corpo.



Sunday, 29 May 2016

New York

Strade ampie, grattacieli e parchi che avevo già vissuti attraverso i film che ho amato. 
Anche all’Empire State Building ero già stata, insieme ad Harry and Sally e quando a capodanno lui le dice : “I want the rest of my life to start as soon as possible” ero li' a far mia quella frase benaugurale.
L’appartamento all’ottavo piano di Park avenue, all’angolo con la 34esima strada, un mini gioiello nel cuore di Manhattan. 
Le note di un sax che mi accompagnano in metropolitana mentre leggo le poesie delle "art cards", esposte sui vetri dei treni.
Opulenta, arrogante eppure fragile. Multiculturale e tanto americana.
Sfacciata ed egocentrica.
Sofisticata, con i suoi cocktail che iniziano ad accompagnarti già dal brunch e le gallerie d’arte che trovi un po’ ovunque.
Il Blue Note che era il mio sogno da sempre.
Le mattine di yoga a Brooklyn… e sarà forse per questo che lì mi sentivo a mio agio più che in ogni altro quartiere.
E poi le milonghe al molo, un tango dietro l’altro, in abbracci caldi che riparavano dall’aria fredda della sera.
Harlem, umana e nostalgica, con l’ultimo pranzo a base di uova strapazzate, bellini e musica jazz, prima di prendere l'ultimo taxi giallo verso l’aeroporto. 


Sunday, 10 April 2016

Buon compleanno

L’ anno scorso eri uno scricciolo minuscolo, venuto fuori dalla pancia della mia sorellina, anche lei uno scricciolo come te....ma tu facevi più  impressione ed io mi sono emozionata tanto.
Ora in confronto sei grande e forte, anche se poi in realtà sei ancora uno scricciolino, che però non fa più impressione..la verità e’ che ogni giorno diventi più bello e si vede sempre più chiaramente che sei uno tosto, uno che sa quello che vuole e guai a non darglielo.... e a me i maschi piacciono così .
Però , stella mia , ricordati di non essere duro quando si tratta di sentimenti, che quelli sono cose fragili  e vanno trattati con dolcezza….e poi svegliati al mattino contento di fare qualcosa che ti piaccia, che non c’é  niente di peggio che vivere senza passioni.
Ricordati che non c’è strada che devi seguire per forza, perche non c’ e’ right and wrong, se non quando lo decidete tu e la tua anima e allora saprai che stai percorrendo quella giusta.
Non perdere la fiducia, anche quando arriveranno le delusioni, che credimi , il mondo e’ pieno di bella umanità e tu ne sei un esempio.
Non dimenticare di scegliere sempre le parole con cura, che quelle hanno un potere curativo, un po’come l’amore.
Ti auguro di essere sempre amato e coccolato come in questo primo anno di vita e di essere galante con le donne, vecchio stampo per intenderci, che a rimorchiare come un casanova di paese sono bravi tutti…e poi ti auguro di trovare l’anima gemella prima dei 30 anni che,  fidati di zia, dopo quella soglia, c’ e’ in giro solo un cumulo di disperati. 



Buon primo compleanno
 

Saturday, 26 March 2016

Praga

Di Praga mi piace l’ atmosfera bohemien che si respira, quell’aria da mademoiselle française che veste shabby chic.
Mi piace arrivare in aeroporto e sapere che mi aspetta un abbraccio stretto stretto.
Mi piace quella luce fioca che avvolge ogni cosa e rende tutto color seppia, come quelle foto invecchiate dal tempo che trovavo a casa di mia nonna.
Mi piace andare ad una festa direttamente dall’ aeroporto e lasciare la valigia in macchina, che ci sono momenti che di rifarmi il make-up non me ne importa nulla.
Mi piace passare ore a parlare con Marc dei sui documentari girati qua e là per il mondo, ma  ancora  di più condividere con la ragazza dell’ est sogni e ricordi.
E mi piace aggiornarla sulle mie ultime storie d’ amore, sempre più comiche e per fortuna sempre meno tragiche.
Mi piace guardare suo figlio e riconoscere i tratti più belli di mamma e papà.
Mi piace constatare che la lingua non e’ una barriera, neanche quando si ha di fronte un bimbo di 4 anni.
Mi piace bere la Budweiser e sentire ancora una volta che quella autentica e’ solo la ceca.
Mi piace pranzare in quei localini vintage che sanno tanto di anni 70 italiani.
Mi piace svegliarmi prima dell’alba e  aspettare che faccia luce sul ponte Carlo,ma mi piace anche ripiombare a letto, che in fin dei conti sono in vacanza.
Mi piace camminare per i parchi, lungo il fiume. Mi piace prendere il tram  e sbirciare nei volti della gente che vive la propria quotidianità.
Mi piace pensare che tra me e lei, distanza e tempo sono due concetti irreali, perché tanto, noi lo sappiamo bene, si annullano nello stesso momento in cui ci riabbracciamo.

E mi piace pensare che non avrò  più altre storie d’ amore da raccontarle...che non si sa mai che questa  e’  la volta buona.  

PS : e se qualcuno volesse sapere la storia di  fly e la ragazza dell'est  ecco il link : http://paoletta-fly.blogspot.co.uk/2012/05/cera-una-volta.html

Monday, 14 March 2016

Ho imparato.

Ho imparato che fare programmi e’ quasi sempre una perdita di tempo e che i bilanci sono roba da commercialisti.
Ho imparato che la perfezione non esiste e chi ne e’ alla ricerca e’ mortalmente noioso. Che essere indulgenti con se stessi e' un dovere imprescindibile verso la nostra vita.
Che le parole vanno scelte con cura e che i silenzi vanno ascoltati attentamente. Che il tempo e’ la cosa più preziosa che abbiamo.
Ho imparato a sentirmi a casa in ogni luogo  e soprattutto che la famiglia non e’ fatta solo di sangue, ma di amore, condivisione e sostegno e che io ne ho più di una.
Che bisogna usare il cuore in ogni azione, perché la logica, se non sei un matematico, non serve.
Che l’amore ha un potere curativo sempre e comunque, che gli abbracci danno calore non solo a chi li riceve ma anche a chi li da’, per cui e’ meglio non lesinare. 
Che se del mio letto enorme occupo sempre e solo un lato, senza minimamente stropicciare l’altro, un motivo, seppur inconscio, ci sarà. Che quando sento la mancanza del mare, devo andarci, anche se non e’ il mio, anche se c’è un freddo gelido che ti taglia la faccia, perché guardare le onde e respirare la salsedine mi regala quella pace che ogni tanto sfugge via. 
Ho imparato a diffidare dei tuttologi e ad apprezzare la gente che parla dei propri dubbi con nonchalance . Che il profumo del caffè e’ terapeutico, forse perché sa di mamma, che i fiori  visto che mi piacciono devo comprarmeli da sola.
Ho imparato ad impastare farina, burro, uova e zucchero solo per gli amici veri, che regalare un po’ di dolcezza trasformata in biscotti e’ uno dei doni più graditi che si possa fare.
Ho imparato che chiedere aiuto non e’ un segno di debolezza e che la distanza tra me, mia madre e i miei fratelli non esiste, neanche se mi trasferissi sulla luna.
Che la musica fa bene al cuore, non fosse altro per la capacità evocativa che genera.
Che leggere poesie ad alta voce e’ seducente, che sorridere e’ rassicurante.
Che i tramonti saranno banali per gli altri, ma non per me. Che ci sono persone che ti sanno portare con naturalezza laddove da sola non arriveresti mai e da quelle bisogna lasciarsi guidare. 

Thursday, 3 March 2016

La villetta

Alla fine degli anni 70, il quartiere in cui ho vissuto, per più o meno 27 anni, era in costruzione e aveva un nome che allora appariva futuristico. Città 2000.
Un 2000 che sembrava lontanissimo, io avrei avuto dei bambini, un marito e una suocera con cui passare il giorno di Natale ad anni alterni.
Insomma nel 2000, sarei stata una donna munita di famiglia tradizionale.
Ma presto mi dovetti ricredere perché in quel quartiere di tradizionale non c’era nulla. 
Intanto la famiglia di città ( cosi  veniva chiamata ) era composta non solo da tutti quelli che ci abitavano, ma anche dai nostri amici e dalle nostre dolci metà del momento.
Quel posto era un’ oasi, un rifugio, dove covavamo tutte le nostre insicurezze adolescenziali e affrontavamo alla meno peggio i drammi familiari, scolastici e sentimentali.
C’erano juventini e interisti, gente di sinistra e di destra,  anoressici e obesi, quelli un po’hippy e gli snob, gli sportivi e i flemmatici, qualche musicista e tanti filosofi.  E’successo l’impossibile in quegli anni,che a raccontarlo non ci si crede. Anche drammi tremendi che ci hanno segnato per sempre, tutti. 
Ma ci siamo anche innamorati, fidanzati, lasciati, confidati segreti più impensabili, spettegolato, sostenuti come solo fratelli sanno fare e ammazzati che manco Caino e Abele. Però poi quando si stava male, la stessa persona che avevi quasi odiato, ti riportava a casa in braccio.
E cosi un tramonto dietro l’altro siamo diventati adulti, complicati e segnati, e a poco a poco siamo andati via da quel rifugio. 
Eppure ogni volta che torno in Italia, in quell’ angolo di Calabria, nello stesso momento in cui si spegne il motore della macchina che mi porta dall’ aeroporto a lì , giro lo sguardo verso quel pezzettino di  terra, circondato da alberi, 2 panchine e una fontanella e cerco di vedere se c’e’ uno dei miei amici di sempre.

Ed ora che ci faranno un parcheggio, mi sento davvero come se buttassero cemento sui sogni di una generazione intera.

Monday, 22 February 2016

Incredibile romantica

Ormai le mie storie durano sempre meno, a volte terminano prima di iniziare e per fortuna anche l’amaro in bocca.
C’e’ stato quello che mi tampina per mesi, e quando finalmente mi decido, mi dice che ora non sa come dirlo alla fidanzata, era Guido.
Poi c’è stato Ronald che mi invita a cena e parcheggia la macchina in culo al mondo, dimenticandosene, così mi tocca riportarlo a casa a 60km di distanza.
Ma ricordiamo il buon Oliver che, anche lui dopo un anno di corteggiamento, al primo appuntamento mi chiede quanto peso ( non che all’ultimo incontro sarebbe stato meno grave, intendiamoci !)
Ma gli ultimi saranno ricordati per foto nude e sesso libero. Mi spiego.
C’è stato il tedesco che, dopo qualche mese di frequentazioni assidue, mi confessa che a lui piacciono i rapporti hippy.
E il più recente con le foto nude della ex nel corridoio, quando gli chiedo come mai, mi lascia di sasso perche' a lui le donne gelose non vanno giù.
Ma non demordo, perché a me piace pensare che in qualche parte del mondo ci sia una persona come me, magari con qualche turba in meno e qualche certezza in più.
Qualcuno che sia convinto che l’amore e’ una cosa semplice, forse non facile, ma semplice come bere un caffè la mattina. Qualcuno che vuole viverlo senza affanni, che riesca a vivere l’eternità’ in un attimo e voglia condividerla con me.
Qualcuno che abbia voglia di sciogliere i nodi delle incomprensioni, prima che diventino montagne insormontabili, che risponda alla mia impulsività  con un abbraccio, la cui stretta e’ direttamente proporzionale alle cazzate che sparo.

Ecco, a me piace pensare che in mezzo a quest’ umanità quella persona, da qualche parte ci sia.